Formula 1 nel caos Covid 19: Gp di Australia annullato, calendario stravolto

Di tutti gli sport che hanno dovuto rivedere pesantemente i calendari a causa del Corona Virus la Formula 1 è stato quello che ha fatto la figura peggiore (per adesso…la Uefa sta tentando disperatamente di pareggiare).

La FIA, o Liberty Media, o i costruttori, non si capisce proprio chi comanda, lì, hanno prima fatto spostare migliaia di persone e tonnellate di materiale fino in Australia, pur con le popolazioni di mezzo mondo in allerta per la diffusione dei contagi. Poi arrivati a Melbourne hanno atteso che ci fossero quattro o cinque “sospetti” nel paddock per avere una minima cognizione del problema; infine, a causa (ma forse sarebbe meglio dire grazie a) del primo caso conclamato con conseguente ritiro della McLaren hanno deciso di decidere. Ci hanno messo un giorno, col pubblico già agli ingressi e il personale di pista alle postazioni, per dire che non se ne faceva di niente e che si poteva tranquillamente smontare tutto e imbarcare le macchine per…chi lo sa. Uno scandalo.

Chase Carey imbarazzatissimo annuncia l’annullamento del Gran Premio

Di tutti i maneggiatori e controfigure del paddock, oscuri ma influentissimi sui destini delle massima formula, nessuno che abbia avuto il coraggio di andare davanti alle telecamere ad annunciare l’improcrastinabile. E cioè che a Melbourne non si sarebbe corso e che era arrivato il momento di considerare seriamente il pericolo Covid-19. Hanno aspettato che arrivassero i baffi di Chase Carey, capo di Liberty Media, che ha comprato la baracca da Ecclestone qualche anno fa pensando che fosse una roba seria, per spedire lui, davanti al microfono d’esecuzione, a prendersi responsabilità, risate, domande imbarazzanti (sputi sarà meglio di no). “Mr. Carey, do you know Machiavelli? That’s how things work in Europe. Welcome!”.

Impacchettamento totale: di nuovo

Com’è potuto succedere, uno si domanda? La Formula 1 non ha mai brillato per sensibilità, va detto. Gran Premi corsi con piloti o commissari morti a bordo pista, imbrogli tecnici, spy stories, incidenti architettati ad arte, mondiali decisi a forza di ruotate e carte bollate. Non ci siamo fatti mancare niente, in settanta anni di storia. Ma faceva un po’ parte del gioco, un gioco per uomini col pelo sullo stomaco, coraggio e anche un po’ di ribalderia, sana o meno sana (Enzo Ferrari, Max Mosley, Colin Chapman, Ken Tyrrel, Bernie Ecclestone, Jean Marie Balestre, Ron Dennis, Frank Williams: tutti gentiluomini capaci di indimenticabili gesti di sportività).

Stavolta però fa capolino il vecchio bug di ogni organizzazione in cui uomini più o meno qualificati si litigano l’autorità, il successo, i soldi, ma prima ancora il ruolo di leader: si chiama “potere”. E’ in corso, da qualche anno, una vera e propria guerra sotterranea tra maschi alfa, che ha in palio le vittorie, il controllo del regolamento, i proventi del circo, ma più ancora la soddisfazione di schiacciare il nemico. Non è un bel periodo, per niente. Ad una situazione agonistica che vede il dominio di una (o al massimo tre) scuderie si accompagnano le liti su un prodotto sempre meno attraente, l’aumento smisurato dei Gran Premi che inflazionerà ben presto l’interesse degli appassionati veri, le accuse di aggirare le regole, la presenza inaccettabile di scuderie satellite vere e proprie seconde squadre dei tre team più importanti, i procuratori dei piloti che decidono il mercato, i veti e controveti sugli incarichi in seno alla Federazione: Todt contro Wolff che è contro Horner che è contro Abiteboul che è contro Binotto (la sequenza dei nomi nella frase è casuale ma non priva di senso), una guerra totale in cui più si litiga e meno si capisce il motivo per cui lo si fa.

La figura di quello più saggio la fa proprio Lewis

Fino alla farsa australiana, seconda a mia memoria solo all’irraggiungibile Gran Premio con sei macchine corso a Indianapolis nel 2005. Adesso per raccogliere i cocci si dovrà mettere mano al calendario, pesantemente. Sparirebbero Bahrein, Spagna e Monaco (incredibile), si rimanderebbero Cina e Vietnam e si comincerebbe a Giugno a Baku. Però plausibile, direi. Per lo meno una soluzione ragionata, ragionevole, realistica. C’era bisogno di arrivare al venerdi mattina per capirlo?

La figura migliore l’hanno fatta i piloti: Hamilton ha chiaramente detto giovedi che correre era una scemenza. Vettel e Raikkonen hanno preso un volo ancora prima che fosse ufficializzato l’annullamento.

Vedremo che decideranno. Stiamo in casa, mi raccomando.

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David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, e sono nato a Prato nel 1972. Dal 1981 non mi perdo un gran premio di Formula 1. Nel frattempo ho studiato, fatto sport, adesso lavoro come ingegnere meccanico ma la passione non si è mai spenta. Vivo in Veneto con moglie e tre gatti. Non posso più prendermi due ore per andare a vedere le macchine che girano al Mugello, ma questo non frena certo la mia voglia di parlare di corse. Vi aspetto.