Il RedBull ring terra di conquista per la Mercedes

Non fosse stato già detto per Bahrein e Canada, dove lo champagne l’ha comunque stappato Hamilton, in vista del Gran Premio d’Austria di domenica prossima si potrebbe anche timidamente affermare che si tratta di un circuito “favorevole alla Ferrari“. Tanti rettilinei e accelerazioni, nessun tratto lento, tutte caratteristiche che non richiedendo molto carico aerodinamico potrebbero risultare consolatorie per la grande malata in rosso. Ma siccome ci siamo già scottati diverse volte è abbastanza inevitabile prepararsi ad un’altra esibizione di forza di Hamilton e della Mercedes, per la disperazione degli avversari, di Liberty Media che non sa come fare a rendere meno soporiferi questi gran premi, e di un pubblico che quando si diverte deve poi tenere d’occhio la parte alta dello schermo per capire se non siano nel frattempo intervenuti i giudici a comminare penalità e punti sulla patente.

Il pilota americano Mark Donohue, morto nel 1975 dopo un incidente alla prima curva del vecchio Osterreichring

E’ un argomento, quest’ultimo, veramente spinoso, e anche complesso, che meriterebbe una più ampia trattazione, magari associata ad una valutazione globale di una formula sportiva (prima ancora che di un modello economico) che pare tutto da ripensare.
Non è il momento, e allora tanto vale raccontare qualcosa di questo circuito austriaco, su cui la Formula 1 corre più o meno dall’inizio degli anni ’70, ma che è andato incontro una ventina di anni fa ad una ristrutturazione drastica, di quelle che solo Hermann Tilke riesce a fare, e che ai miei occhi ha completamente rovinato uno degli autodromi più belli del mondo.
Zeltweg è il paesino più vicino all’autodromo, nella Stiria, regione collinare dell’Austria, ed è anche il nome con cui comunemente si è fatto riferimento a questo tracciato, ma alle sue origini il vero nome era “Osterreichring” (“Circuito d’Austria”), banale ma abbastanza intimidatorio, come pronuncia. E intimidatoria era anche la pista, un anello velocissimo con quattro curvoni a destra e due a sinistra, distribuiti su notevoli dislivelli e completamente privi di vie di fuga. Una specie di Indianapolis ondulato e immerso nel verde, uno spettacolo per fotografi e spettatori, un impegno stremante per i piloti, che lo percorrevano senza scendere mai sotto i duecento all’ora.

La S dopo la Wurth Kurve è uno dei pochi punti interessanti rimasti

Già nel ’75 il circuito austriaco si prese la vita dell’americano Mark Donohue, vittima di un incidente alla prima curva apparentemente innocuo ma che risultò poi letale per i traumi cerebrali riportati. Dall’anno successivo la curva fu riprofilata e poi completamente rivista con l’inserimento di una variante al suo interno, che divenne in poco tempo oltre che una pecularità del circuito anche uno spot ideale per i sorpassi. Su questa splendida configurazione si corse fino all’87, anno in cui due partenze annullate per incidenti provocati dalla sede stradale troppo stretta convinsero la Federazione ad abbandonare le colline vicine allo Spielberg (altro luogo famoso che si trova da quelle parti) per cercare, e non trovare, collocazioni migliori.
I proprietari del circuito cercarono di mantenere inalterate le caratteristiche della pista, allargandola e dotandola di vie di fuga più estese, ma per rivedere la Formula 1 in Austria ci fu bisogno di un restyling molto più incisivo. Nel ’97 Schumacher e Villeneuve si ritrovarono così a correre su un percorso molto più corto e, soprattutto, molto meno veloce. Al posto dei tre curvoni iniziali comparivano tre tornanti secchi, insulsi, “frenata, botta sul cordolo e accelerazione furibonda”, niente a che vedere con le pieghe di dieci anni prima dove la traiettoria e la velocità di percorrenza favorivano le macchine più stabili e i piloti più coraggiosi. Alcuni dossi erano stati limati, anche l’ultima curva era stata spezzettata in tre segmenti.

Lauda nell’84 e una vaga idea di cosa fosse l’Osterreichring

Su quest’obbrobrio si è corso per qualche anno, poi il circuito ha perso nuovamente la Formula 1, fino al 2014 quando la RedBull, diventata nel frattempo proprietaria dell’impianto, ha rimesso in piedi il Gran Premio, sullo stesso tracciato di qualche anno prima.
Il RedBull ring si percorre in poco più di un minuto, presenta giusto un paio di curve veloci e qualche interessante variazione altimetrica. Regala un bello sfondo per le foto, circondato com’è dai prati e dai boschi, ma il confronto con l’Osterreichring è impietoso.
Però magari poi vince Vettel e si torna a parlare di altro…

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David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, e sono nato a Prato nel 1972. Dal 1981 non mi perdo un gran premio di Formula 1. Nel frattempo ho studiato, fatto sport, adesso lavoro come ingegnere meccanico ma la passione non si è mai spenta. Vivo in Veneto con moglie e tre gatti. Non posso più prendermi due ore per andare a vedere le macchine che girano al Mugello, ma questo non frena certo la mia voglia di parlare di corse. Vi aspetto.