Hamilton sigilla il sesto titolo: ad Abu Dhabi è strapotere Mercedes

E niente, ha voluto vincere anche l’ultima. Con corredo di pole position, giro più veloce e gara condotta in testa dall’inizio alla fine. Una tale impresa si chiama Grand Chelem, il primato è di Jim Clark, che ne ha sommati otto, per Hamilton è solo uno dei tanti record che si accinge a infrangere. Se c’era bisogno di una conferma su quale fosse la macchina e il pilota più forte, ma non c’era, il Gran Premio di Abu Dhabi è senz’altro servito all’uopo. Se Bottas non fosse partito dall’ultima posizione, poi, si può immaginare come sarebbe andata a finire, nonostante le grinta di Verstappen, a dire il vero un po’ inceppato alla partenza stavolta, e le “diaboliche” strategie della Ferrari, che ha montato praticamente tutte le gomme che aveva a disposizione ricavandone un podio con Leclerc e un quinto posto con Vettel. Ma poco sarebbe cambiato.

Per Leclerc e Verstappen solo speranze di raggiungere Hamilton nel futuro

Senza sviluppi, senza motivazioni, senza traguardi da raggiungere la Mercedes dà venti secondi al secondo classificato e quaranta al terzo; la realtà racconta di una Formula 1 ancora in mano agli anglo tedeschi e di un inverno in cui RedBull, Honda, Ferrari e chi vorrà dovrà lavorare da mulo per sperare di partecipare ad una competizione un po’ più equilibrata, dal prossimo anno.
Intanto, ovviamente, sono girate le voci più incredibili. La Ferrari non smentisce contatti con Hamilton per il 2021, la Mercedes allegramente glissa, tanto se l’inglese andasse a Maranello in queste condizioni dovrebbe rabboccarsi le maniche, lavorare duramente in una scuderia che non funziona certo come un orologio (d’argento) e magari respirare la polvere di…Verstappen, prima opzione della stella a tre punte in caso di abbandono di Lewis.

Un fotomontaggio…un sogno?

Fanta Formula 1, che accende la fantasia in assenza di argomenti di discussione più interessanti, che ad Abu Dhabi sono veramente duri da trovare. Accontentiamoci di salutare mestamente Hulkenberg (solita gara di lotta e frustrazione, specchio di una carriera che si è fermata alla soglia del palcoscenico più importante, ognuno dirà quanto meritatamente) e Kubica, che ha veramente fatto un miracolo a tornare in un abitacolo di Formula 1, guidando con un braccio solo, e di più non poteva davvero dare. Nel deserto bravi come sempre Norris, Sainz e Perez, sfortunato Gasly, assonnato Kimi, penalizzato dalla strategia Giovinazzi. Un film già visto.

Anche Kubica ai saluti: ha fatto già molto a tornare…

Vacanze, finalmente, e a breve pagelle e divagazioni per ingannare l’attesa della primavera 2020, sforzandosi di pensare che qualcosa cambierà. Non ce ne sono le premesse, però…

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David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, e sono nato a Prato nel 1972. Dal 1981 non mi perdo un gran premio di Formula 1. Nel frattempo ho studiato, fatto sport, adesso lavoro come ingegnere meccanico ma la passione non si è mai spenta. Vivo in Veneto con moglie e tre gatti. Non posso più prendermi due ore per andare a vedere le macchine che girano al Mugello, ma questo non frena certo la mia voglia di parlare di corse. Vi aspetto.